La Tattoria di Napoli festeggia un anno con il piatto “Jo Bastianich”

Un trionfo della cucina tradizionale napoletana: la pasta mista con ceci e vongole ideata dallo chef Rosario Avolio conquista Foodish e diventa il simbolo del locale nel cuore del Vomero.

Indice dei contenuti:

1. Dove nasce La Tattoria

Nel quartiere Vomero, uno dei belvederi più suggestivi di Napoli, La Tattoria ha aperto i battenti appena un anno fa, trasformando un soprannome di famiglia in un luogo dove si respira il profumo dei “piatti della nonna”.
Il nome deriva da “Tatto Chef”, vezzeggiativo con cui i nipoti chiamano Rosario Avolio; oggi è anche un gioco di parole tra “trattoria” e “tatto”, quell’attenzione quasi materna che lo chef riserva a ricette iconiche della tradizione partenopea.
Con 48 coperti, arredo caldo in legno e foto di famiglia alle pareti, il locale rievoca immediatamente la sensazione di ritrovo domestico: ragù che sobbolle ore, soffritto agrumato che invade la sala, tovaglie a quadri e sorrisi genuini dello staff. Tutto punta a un’idea di ospitalità lenta, da gustare con calma, in perfetto stile napoletano.

2. “Jo Bastianich”: la pasta mista con ceci e vongole che vince Foodish

Jo Bastianich non è soltanto un celebre imprenditore e volto televisivo: è anche il curioso omaggio che Rosario Avolio ha voluto dedicargli ideando la pasta mista con ceci e vongole che ha trionfato nella puntata speciale di Foodish girata a Napoli.
La ricetta unisce due mondi: i legumi umili della cucina di casa e il frutto di mare che evoca i vicoli di Mergellina. Il segreto? Una cottura “risottata” nel brodo dei ceci, a cui si aggiunge, solo all’ultimo, l’acqua filtrata delle vongole per amplificare l’aroma di mare.

«Il profumo del soffritto e lo sbuffo della salsa fanno sentire a casa della nonna – racconta Tatto Chef –. Ho creato questo piatto pensando a Joe, che ama i sapori autentici: ogni cucchiaiata è un viaggio fra tradizione e innovazione».

La vittoria su Foodish ha trasformato il “Jo Bastianich” in un cult: bastano poche ore dall’apertura perché le porzioni vadano esaurite, richiamando gourmand da ogni parte d’Italia.

3. Rosario Avolio, narratore dei sapori partenopei

Classe ’83, formatosi fra i fornelli di famiglia e in ristoranti storici del centro antico, Rosario Avolio di sé dice: «Sono un custode di memorie». Il suo menu è un taccuino di ricordi d’infanzia: lardiata, genovese, polpette al sugo, melanzane alla pullastiello, baccalà in cassuola, fino alla torta al limone con sfusato amalfitano.
Tutto viene preparato con materie prime campane, presìdi Slow Food e piccole aziende vitivinicole del Vesuvio. Ecco perché ogni piatto arriva in tavola come un racconto, sempre accompagnato da un calice di Falanghina o da un Lacryma Christi, selezionati per valorizzare quella matrice “terra e mare” che contraddistingue i sapori locali.

4. Cosa vedere (e mangiare) intorno al Vomero

Se stai pianificando un weekend gastronomico a Napoli, il Vomero offre una posizione strategica:

  • Certosa di San Martino e Castel Sant’Elmo (5 min a piedi): panorama da cartolina sul Golfo.
  • Mercato di Antignano: spezie, taralli “nzogna e pepe” e il miglior fiordilatte dei Monti Lattari.
  • Piazza Vanvitelli: boutiques, caffetterie storiche e fermata della funicolare, per scendere in pochi minuti ai Quartieri Spagnoli.

Dopo pranzo da La Tattoria, concediti una passeggiata fino a Via Scarlatti, gelato alla nocciola in mano, o esplora il vicino Parco della Floridiana per un momento di relax tra alberi secolari e musei di ceramica.

 

Il primo compleanno di La Tattoria non è soltanto un traguardo imprenditoriale: è la conferma che la cucina tradizionale napoletana, quando è autentica e narrata con passione, sa ancora emozionare. Il piatto “Jo Bastianich” ne è l’emblema: semplice negli ingredienti, profondo nei ricordi.
Se cerchi un assaggio vero di Napoli – quello che profuma di soffritto, che sa di mare ma anche di casa – metti in agenda una sosta nel cuore del Vomero. Lascerai il locale con il sorriso e la certezza che, a volte, la felicità è racchiusa in un mestolo di pasta mista fumante.

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Hai già assaggiato il “Jo Bastianich” o hai un piatto del cuore da consigliare? Scrivilo nei commenti, condividi l’articolo con i tuoi compagni di viaggio e seguici su Instagram per altre storie di gusto in giro per l’Italia.

Autore dell'articolo: Nicola D'Auria